di Laerte Salvini
Danzare in mezzo alla tempesta, restare lucidi sia nel bene – nella gioia di un palazzetto da anni spesso in festa, con i coriandoli colorati a illuminare ogni angolo d’Italia – sia nel male. Kamil Semeniuk ha messo la firma sulla maturità di Perugia, così definita dal presidente Sirci dopo i diciannove titoli messi ormai in una bacheca sempre più ricca. Una Perugia che quest’anno si è arresa solo a Verona in Coppa Italia, ma che, dopo aver mostrato le sue fragilità, ha risposto da fuoriclasse. Dopotutto, non è un colpo ben assestato che mette giù un campione. E allora via di 3-0: dai playoff scudetto, dominati dall’inizio alla fine, alla final four di Champions, all’Inalpi Arena di Torino, trasformata in una bolgia umbra. Campioni d’Europa, campioni di tutto. In dieci giorni Perugia si è dimostrata ancora una volta padrona assoluta, scacciando via le poche fragilità di una stagione lunga, esigente, a tratti estenuante. Una forza difficile da eguagliare, anche per i polacchi dello Zawiercie, che l’anno scorso erano caduti in un entusiasmante tie break e che quest’anno, in finale, sono riusciti a portare ai vantaggi soltanto il primo set, prima che il copione si ripetesse identico ai playoff scudetto: 3-0 secco, senza appello. Spinti dalle giocate di Giannelli, dall’ultima danza di chi in maglia umbra ha scritto la storia negli ultimi anni, dalle difese di Colaci – 41 anni e una bacheca traboccante di trofei – e con Wassim Ben Tara top scorer a quota 24 punti. Lacrime, tante, per un addio che meglio non poteva essere. Poi c’è chi ha dato equilibrio a un’orchestra che va veloce, cambia ritmo e trova punti proprio quando fa più paura sbagliare. Kamil Semeniuk non ama i riflettori, ma è determinante. A Perugia ogni giocatore lo è, ma ognuno in modo diverso. Lorenzetti lo ha capito e gli ha cucito addosso un abito camaleontico, capace di cambiare e di sopperire anche alle assenze che non sono mancate: dagli infortuni di Loser e Ishikawa alle fisiologiche difficoltà di una squadra chiamata sempre a restare al massimo livello. Ma la stoffa dei campioni si vede quando i riflettori si accendono davvero, lasciando in ombra avversari che, temibili, lo sono sempre. Un passato radioso in Polonia. Due Champions League consecutive con lo Zaksa nel 2021 e nel 2022, la seconda arricchita dal premio di miglior giocatore del torneo. Un’abitudine alla vittoria che non si improvvisa: si costruisce, poi ti accompagna, attraversa i confini e attecchisce ovunque.
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