di Eleonora Cozzari

Oggi si chiamano Giannelli, Sbertoli, Boninfante e Porro. Nelle prime sei squadre di Superlega, quattro alzatori sono italiani. E sono molto talentuosi. Ma negli anni Dieci di questo secolo i grandi palleggiatori venivano dal Sud America: Raphael, Bruno, De Cecco. Poi, a metà di quella decade è approdato lui, Micah Christenson, sempre dal lato ovest del pianeta solo un po’ più a nord. Più precisamente dalle Hawaii, il 50esimo Stato d’America. «Nelle mie isole la pallavolo è molto popolare, iniziare a giocare è normale, lo facciamo ovunque, anche in spiaggia durante un barbecue» e ora è l’unico di quel quartetto di talenti stranieri che palleggia ancora in Italia. Di più. Il suo ritorno sta facendo grande una delle più ambiziose squadre di Superlega. Parliamo di Verona che grazie alle mani del ragazzo di Honolulu sta sfruttando come meglio non potrebbe il suo immenso potenziale in attacco. Costantemente nelle prime posizioni, nel girone d’andata Rana Verona ha vinto gli scontri diretti con Trento (che ha battuto anche nella gara di ritorno) e Perugia, che ora si prepara a sfidare anche in semifinale di Coppa Italia. «Era venuto il momento di tornare in Italia e lo faccio dopo aver acquisito ancora più esperienza e maturità. L’anno scorso ho seguito il percorso della squadra, la finale di Coppa Italia con la Lube persa di un soffio, sapevo del valore dei ragazzi, ma quando sono arrivato qui vederli giocare dal vivo mi ha impressionato. E con un Darlan in più. Insomma non siamo e non possiamo essere i favoriti perché dobbiamo ancora cominciare a vincere, però il nostro obiettivo è quello».

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