di Eleonora Cozzari
foto Galbiati/Lippera
Ci sono anni che pongono domande e anni che rispondono. Nora Neale Hurston ha messo questa frase nero su bianco quasi un secolo fa. Eppure sembra scritta per lui, che dopo aver tanto cercato risposte, le ha trovate in un 2025 che è stato a dir poco esaltante. Questa è la storia degli ultimi tre anni di Mattia Bottolo, schiacciatore veneto che torna in copertina esattamente trentasei mesi dopo la prima volta. Se allora faceva parte del nuovo corso azzurro ed era la giovane promessa al primo anno in una grande squadra, oggi, alla sua quarta stagione alla Lube dopo aver trascinato l’Italia alla vittoria del suo secondo Mondiale, è pronto alla definitiva consacrazione. Non è andato tutto liscio. Ma non può sempre andare tutto liscio. Specie se devi ancora formarti, come uomo e come giocatore. Mettetevi comodi, ci sono diverse cose che scoprirete. La pallavolo alla fine cos’è, se non la metafora della vita? «Il mio percorso di maturazione è stato quello che ci si aspettava. L’ho fatto a modo mio certo, ma non c’è niente per cui mi sono detto: “ah se fosse andata in un altro modo”. Anche perché ho l’abitudine di non guardarmi indietro. Ma non ne ho mai dubitato. Sono sempre stato convinto di me stesso. Tre anni fa non avrei saputo dirti come sarebbe successo, anche perché ognuno cresce passando attraverso esperienze di vita e professionali diverse. Solo due aspetti sono imprescindibili: forza di volontà e tanta dedizione».
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