di Eleonora Cozzari

Sono le nuove generazioni. I Porro, i Bovolenta, Boninfante in questo caso. E non so dire se ce l’hanno nel Dna o l’hanno capito presto che la vita non è una gara, neanche se gareggiare è la tua vita. Ma sta di fatto che sono risolti, sereni, gentili questi ragazzi. Non appartengono alla categoria del “volevo essere un duro”. A loro proprio non è mai interessato, non è che non ci sono riusciti. Se mai, devi ricordagli che al di là del loro sogno il mondo è un posto dove a un certo punto devi decidere da che parte stare, mettere il naso fuori e prendere posizione, che al di sopra delle cose non ci possono stare neanche i risolti, i gentili. Ma questo è un discorso complesso. Quello molto ma molto più facile è parlarne, di questi giovani uomini. Perché nel loro essere limpidi non ci sono solo le vittorie, ma le sconfitte non le nascondono, se mai ci convivono e soprattutto te le raccontano. Sono i maschi del futuro. Che fanno parlare di sé per un evidente talento che sta sbocciando e li porterà lontano, ma quanto lontano non definirà mai il loro valore. Mattia Boninfante, classe 2004, sul finire di questa intervista mi dice una frase emblematica. «Bruno è il mio palleggiatore di riferimento, ma mi piace molto Paolo Porro. Era l’alzatore che nelle giovanili veniva prima di me. L’ho sempre ammirato». Quando hai riempito pagine di appunti e stai per salutarlo il ghiaccio l’hai sciolto da un po’ e non ci pensi due volte a ribattere. “Quando ci sarà un ricambio generazionale tu e Porro potreste giocarvi un posto”. Insomma voglio dire… di tutti i palleggiatori, ragazzo mio, ma tu proprio il tuo “rivale” devi nominare? Questo non lo dici ma lo pensi. E lui risponde. «Lo so, ma io sono onesto. Quel posto lo vogliamo entrambi ma l’ammirazione per Paolo, che poi è davvero un bravissimo ragazzo, ce l’ho da anni. E quindi perché non dirlo?».

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