di Eleonora Cozzari
foto Marco Garbi
Si protegge da sempre. Da quando andai ad intervistarla la prima volta a Imola, nel 2007. Viveva con sua sorella gemella, il presidente degli Stati Uniti era George W. Bush, in Italia non era ancora arrivato Facebook e, tanto per darvi un’idea, Kate Antropova aveva quattro anni. Monica De Gennaro, invece, a venti era già un personaggio. Risponde al telefono due volte. Anzi, la seconda, per la precisione, richiama lei. È cauta, a tratti diffidente nella prima telefonata. Quando ripete “voi giornalisti” la seconda volta in pochi minuti, incasso. Sono tempi duri, i social hanno messo sullo stesso piano chi scrive di professione e chi per passatempo. Chi di mestiere osserva e chi per diletto commenta. Le serve tempo per fidarsi ma noi ce l’abbiamo. Se nel nostro caso il “voi giornalisti” proprio non funziona è perché anche solo la durata di questa intervista non è da tutti. Per me è condizione essenziale per creare corrispondenza. Un’intervista così passano anni prima di rifarla. Quando richiama riprendiamo il discorso da dove l’avevamo interrotto e la sua voce si è ammorbidita. Ma difficilmente distinguerete quale racconto mi ha fatto nella prima e quale nella seconda telefonata. Perché professionale resta sempre. Ad un certo punto le trema la voce. L’emozione che riaffiora è reale. Lei è reale. La pensiamo invincibile invece è umana, viva. Solo molto riservata. Ma quando mi arriva un messaggio in cui mi ringrazia dell’intervista, sono certa fossero anni che non succedeva. Gesto di una educazione rara. E anche questo è quello che abbiamo visto di lei, in un giorno di febbraio.
Monica De Gennaro è una donna (risolta) di 38 anni, che da dieci è indiscutibilmente il libero più forte del mondo. Non è un’iperbole, né un’approssimazione per eccesso. Sono esattamente dieci. Dal Mondiale del 2014 ai Giochi olimpici del 2024 è sempre la migliore. Se così non è stato, era un errore. Da undici veste la maglia dell’Imoco Conegliano pigliatutto e se contiamo scudetti, Champions League e coppe Italia ha vinto lo stesso numero di trofei di Francesca Piccinini (Monica detiene più campionati e coppe ma meno Champions). Ed essendo la Picci la giocatrice più titolata della pallavolo moderna (gli 11 scudetti consecutivi di Manu Benelli sono di un’altra epoca) lo scettro è suo! Ha indossato la maglia azzurra per la prima volta nel 2006, l’anno più turbolento – oserei dire fino al 2023 – della nazionale italiana. Per chi non ricordasse, l’estate che Marco Bonitta è stato messo alla porta dalle sue stesse giocatrici. Poi, per qualche anno, liberi icone come Cardullo e Croce ne hanno rimandato il ruolo di protagonista. Ma dal 2013 la titolare è lei: precisa, grintosa, talentuosissima. E se non fosse per la sua indole discreta sarebbe molto, ma molto più famosa. Però non lo dite in giro, per carità. Per lei è già troppo così. «Io la mia vita non voglio condividerla. Non ho chiesto io di essere un personaggio. Io sono una persona, una giocatrice e voglio che si parli di me esclusivamente per quello che metto in mostra in campo. La gente non mi conosce e non potrebbe farlo neanche se mettessi una storia in più su Instagram. La mia riservatezza mi piace così com’è. Il mondo va nella direzione opposta lo so, con i social tutti si fanno i fatti degli altri e i fatti privati fanno più notizia. Ma intendiamoci, se vuoi mostrarti non dico sia sbagliato. Dico che poi la gente commenta la tua vita e nel mio caso io non gliene voglio dare modo».
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