di Giuliana Lorenzo
Aveva perso ciò che la distingue di più in campo, per sua stessa ammissione, ovvero, il sorriso. Cristina Chirichella, con coraggio, dopo dieci anni ha detto addio alla Igor Gorgonzola Novara e ha scelto l’avventura più competitiva, quella tra le fila della Prosecco Doc Imoco Conegliano. È letteralmente rinata, sportivamente e anche personalmente dopo un periodo non al top. Non entra nel dettaglio, però non ha dubbi su cosa l’abbia spinta ad abbracciare quel cambiamento che spesso, a molti, fa paura. «Cercavo nuovi stimoli. Sono stati anni un po’ difficili in tutti i sensi, non soltanto a livello pallavolistico, ma a 360 gradi. Detto sinceramente, sono felicissima soprattutto di questo aspetto, sto ritrovando un po’ di tranquillità. Amo giocare a pallavolo, amo il mio lavoro e lo sport, ma stava iniziando a diventare tutto un po’ pesante e questo, in realtà, non dovrebbe mai accadere. Sarebbe fondamentale vivere al 100%, in maniera sana, il mondo sportivo, tutto quello che è la quotidianità. Alla fine gli impegni sono tanti, gli allenamenti sono impegnativi e numerosi e allo stesso tempo c’è bisogno di avere una freschezza mentale che ti consenta di affrontare tutto al meglio, cosa che mi è mancata negli ultimi periodi». Anni in cui è maturata e cresciuta, cambiando la prospettiva delle cose e il suo rapportarsi con il volley. La centrale, che ha iniziato a giocare in serie A1 più di dieci anni fa (nella stagione 2012-2013 alla Kgs Robursport Pesaro), ammette: «Vivo la pallavolo in maniera molto più serena. Mi rivedo tantissimo nelle giovani che vogliono essere perfette, io volevo sempre migliorarmi, porre l’asticella ancora più in alto. Da questo punto di vista non sono cambiata, ma vivo tutto molto tranquillamente, dopo un po’ il tuo livello è quello, basta non andare fuori di testa anche se le cose, alcune volte, non vengono come vorresti. Secondo me è proprio quello lo “switch” che si fa quando si è un po’ più grandi: sai quali sono le tue qualità, le possibilità e le metti al servizio della squadra». Parlando con l’ex capitana della nazionale italiana e della Igor, traspare proprio una nuova pacatezza. La parola felicità ricorre spesso. «Sono soddisfatta dei risultati, sia di squadra che individuali, si lavora molto bene, siamo un team affiatato e tutte riusciamo a dare il 100% e di questo sono davvero lieta. È difficile perché ci sono tante competizioni, partite… ma il fatto di avere un organico importante ci permette di fare turnover o di girare per essere sempre pronte a dare il proprio contributo. Siamo atlete di livello che sono abituate ad avere un certo tipo di pressione. Abbiamo giocatrici che vestono le maglie delle proprie nazionali, altre che hanno vinto tantissimo. Secondo me fa un po’ parte del sentirsi vivi il fatto di avere delle giuste pressioni che ti portino a dover sempre alzare il livello. Noi, come squadra e società viviamo la cosa nel modo giusto».
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