di Giuliana Lorenzo
È probabile, lo ammette la stessa Rebecca Piva, che da piccolina le abbiano subito lanciato un pallone da volley. E così quasi automaticamente, ha iniziato a conoscere quel mondo che oggi è vita. Non è un caso che il primo ricordo legato al suo sport, per la bolognese classe 2001, si intrecci con la famiglia. Tre sorelle con lo stesso cognome, insieme, in un rettangolo di gioco, senza tenersi per mano, ma unite dalla stessa passione per bagher e schiacciate. Non poteva essere altrimenti per una pallavolista cresciuta da due ex giocatori: Alberto Piva e Brunella Filippini, con il primo ex di A1 tra Cesenatico, Sassuolo e Bologna e la seconda ex azzurra. «Ho iniziato a giocare proprio con le mie sorelle: c’erano momenti in cui eravamo tre Piva in campo su sei persone. Per me era bellissimo, perché i tifosi si divertivano a gridare il nostro cognome… forse è la cosa più bella della mia infanzia. Ho una sorella gemella che gioca, l’altra ha smesso e adesso fa rugby». Fa fatica a indicare quando sia scoccata la scintilla, semplicemente ha imparato a camminare e schiacciare, quasi come se i movimenti da pallavolista fossero automatici. «Non so dire cosa mi sia piaciuto di più, credo che mi abbiano lanciato la palla da volley quando avevo due anni, penso che in questo senso sia stato amore a prima vista, sono cresciuta con questo sport e nel momento in cui ho iniziato mi è subito piaciuto. Non ho mai avuto il pensiero di provarne altri, non ho mai fatto altro oltre il volley o giocato in altri ruoli».
Cresciuta con la sana scaramanzia che contraddistingue quasi tutti gli sportivi, pensa in grande ma rimanendo con i piedi saldi al terreno. Si definisce razionale, altro aspetto preso dal papà, mentre la mamma è più impulsiva. Non si sbilancia sui propri sogni ma vorrebbe si tingessero d’azzurro. Un colore e una maglia che si sta conquistando, passo dopo passo, dopo essere diventata letteralmente una Farfalla. La prossima stagione, per la terza di fila, giocherà alla UYBA Volley Busto Arsizio. «È stata un’annata molto importante, speciale per i risultati che siamo riusciti a costruirci durante il nostro percorso. Abbiamo conseguito obiettivi di rilievo in classifica e siamo arrivate in una posizione che oggettivamente, almeno all’inizio, non immaginavamo di poter raggiungere. È stata importante anche per la crescita personale, sono contenta. In questi anni, sto lavorando bene, sono tutti pezzetti di un puzzle, sto iniziando ad entrare nella fase importante della mia carriera. Sono contenta di farlo in una società come Busto».
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