di Dario Pregnolato
È una storia vera più che mai. Vera e valoriale. L’ennesima che hanno saputo regalarci le ragazze d’oro della nazionale di Julio Velasco. Tra volti ormai noti, senatrici che hanno vinto tutto e astri nascenti che hanno già festeggiato molto e giocano come veterane. Mancava al coro ancora una voce, autentica e genuina, un po’ come le sue espressioni facciali, sempre molto teatrali, che ci deliziano in campo e attraverso i social, perché anche in fatto di meme, come riporta l’account ufficiale della Wash4green Pinerolo, “@yasakrari” non ci delude mai! Yasmina Akrari è l’ennesima cartolina iconica del gruppo commovente delle azzurre, volti acqua e sapone che hanno in comune il fatto di rappresentare modelli di riferimento sani e concreti. Decisamente esemplificativo anche quello di Yasmina, sì con la Y non con la J. Il suo percorso è infatti la perfetta sintesi del trattato pedagogico di Quintiliano: “Quando si vuole e si percorre il bene, il troppo tardi non esiste”. Non è mai troppo tardi per coronare il proprio percorso e per vestire la maglia azzurra, anche se hai 31 anni e sei centrale di ruolo. «Sono convinta che essere persone per bene e rimanere fedeli a se stessi, alla fine paghi sempre». La persona prima dell’atleta. La pallavolo, senza lasciare indietro gli affetti, senza trascurare la propria zona di comfort, perché «chi salpa non si fugge» e il rischio è di perdere qualcosa di essenziale, il proprio benessere. Termine molto caro a Yasmina, nata a Torino, cresciuta e affermatasi pallavolisticamente in Piemonte, Settimo Torinese, Chieri e da sei anni pilastro di Pinerolo: perché la sua è una pallavolo a km (quasi) zero.
Akrari, partiamo da questa definizione del suo percorso, le piace?
«Mi ci ritrovo. Il mio territorio mi ha decisamente aiutato, sono profondamente orgogliosa della mia Torino e di tutte le possibilità che mi ha dato, perché ho avuto il privilegio di scegliere di poter stare a casa e sono consapevole del fatto che non tutti hanno questa libertà. Ho realizzato il sogno di giocare in Serie A, facendolo praticamente a casa mia, senza allontanarmi dalla mia famiglia e dalle persone care, quando ci sono atlete che vengono dagli Stati Uniti pur di giocare nel nostro campionato, che a detta di tutti è il più difficile del mondo».
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