di Giorgio Marota

Angelholm, meta di velisti e surfisti e nota per la produzione di ocarine oltre che di gelato, sembra una piccola California di Svezia. C’è il mare, ci sono gli skater, le villette a schiera e persino lo sport di alto livello, dall’hockey su ghiaccio al volley. Sarà perché il suo nome significa letteralmente “la città degli angeli” (o “la casa degli angeli”), come Los Angeles negli States, o forse perché i suoi abitanti prendono la vita un po’ come viene, quasi sempre con l’ottimismo tipico del Golden State americano.
Una piccola Isabelle Haak aveva nove anni quando decise di iniziare a giocare a pallavolo nella palestra sotto casa, nella squadra di quartiere. Oggi la sua storia di successo è un orgoglio per la cittadina che crede nei miracoli. La casa dove vive ancora la mamma, con un cagnolino, è diventata meta di pellegrinaggi laici; zii e cugini organizzano spesso raduni per vedere le sue partite e in uno degli edifici più importanti della città il volto della star, “simbolo della forza di osare sognare in grande, di lavorare sodo e di restare con i piedi per terra nonostante una schiacciata oltre i 3,20 metri”, è diventato un murale. Lo ha realizzato l’artista di strada di fama internazionale Zabou, la stessa che ha dipinto il volto sorridente di Berlinguer a Manfredonia. Chissà che l’opera non abbia regalato a “Bella”, come la chiamano con affetto i tifosi di Conegliano, la carica per un’altra stagione da fenomeno. Di sicuro sentirsi come Maradona a Napoli, dipinta su un muro e destinata a restare immortale per la sua comunità, non le ha fatto montare la testa. Quando risponde alle nostre domande, Haak – 411 punti in regular season e 208 ai playoff – ha appena trascinato le Pantere alla vittoria del nono scudetto e del trentunesimo trofeo complessivo. Non ha ancora smaltito l’adrenalina di una stagione che, dopo il tricolore, ha messo sul piatto la possibilità di conquistare un’altra Champions League.
Tra un allenamento e l’altro, la campionessa ha trovato il tempo per analizzare con lucidità l’ennesima impresa della squadra dei record. «Abbiamo vissuto tanti up and down in una stagione non facile», racconta. «Abbiamo lavorato duramente per toglierci dei pesi dalle spalle. È quello che devi fare quando il livello delle altre cresce».

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