di Eleonora Cozzari
foto CREATIVE LINE fotografie Carlo Foschi

Con le persone introverse funziona così: bisogna mettersi alla giusta distanza. Non ho la pretesa di averlo fatto, ma ho la sicurezza che quello che leggerete sia la versione più lunga della sua storia offerta a chi non fa parte del suo cerchio di fiducia. Giovanni Sanguinetti è un ragazzo educatissimo, intanto. A volte ho l’impressione che Fefè De Giorgi, tra le caratteristiche imprescindibili della sua squadra, abbia anche la voce “gentilezza”. E questo è un applauso ad entrambi. Non è solo questione di buone maniere, comunque. Quello che fa di questo ragazzo un osservatore attento, è che dissemina qua e là delle considerazioni sottili ma sostanziali. E traccia un modo nuovo di guardare. Alla pallavolo, ma non solo. Lui è quel meritevole caso in cui la distanza tra chi è e chi dice di essere, semplicemente, non esiste.
Quando lo raggiungiamo, sta disputando i suoi ultimi play off in maglia gialloblu. Dopo dieci anni passati a Modena sta per arrivare il tempo di cambiare. E, dopo due stagioni di alto livello, mai momento poteva essere più giusto. Ma non è del futuro che parleremo. Noi vogliamo tutto il resto. Con lui al centro. Che, per il ruolo che fa… «Secondo me nessuno sceglie veramente di fare il centrale». Sorride quando lo dice. «Voglio dire: io ero cinque centimetri più alto degli altri e mi hanno messo in mezzo al campo da subito. Però adesso mi piace molto il mio ruolo. Poi ci sono quelli come Simon che sono nati per quello. Per me è il centrale più forte di sempre. Non c’è mai stato nessuno di così dominante in attacco. Insieme a Lisinac sono i miei giocatori di riferimento».

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