di Eleonora Cozzari

«Butto giù il telefono» mi ha minacciata che non era molto che parlavamo. A volte esordire con la poesia non rispecchia il personaggio. Anche perché siamo onesti, cosa vuoi aggiungere di esistenziale a una che ce la sta facendo già benissimo da sola? Ha chiuso la stagione regolare come seconda miglior marcatrice (ottanta punti separano lei e Paola Egonu), la prima – di gran lunga – per ace realizzati. Cinquanta. Ma il dato che restituisce la misura del talento, è che comanda pure la classifica di muri: 66 lei, 64 Anna Danesi. Ekaterina Antropova, a ventitré anni, è una giocatrice fenomenale, completa e sulla rampa di lancio. E non solo perché la prossima stagione volerà in Turchia, ma perché la distanza con le top player del suo ruolo si è assottigliata a tal punto da essere impercettibile. L’ha dimostrato al Mondiale in Thailandia. L’ha ribadito in quello per club. Con tanto di premio Mvp. E con l’azzurro allora che si fa? Sul finire dell’estate le campionesse di tutto giocheranno l’Europeo e chi se lo porta a casa vince un volo diretto per Los Angeles 2028. Non proprio un obiettivo di secondo livello. Velasco ha dato la possibilità a Egonu di prendersi una pausa, ma è presto per dire chi – e in che ruolo – sarà in campo all’esordio continentale, in programma il 21 agosto in Svezia (finale il 6 settembre a Istanbul). Quello che è certo, Kate non sta a guardare. Dopo cinque stagioni a Scandicci era fisiologicamente arrivato il momento di trovare altri stimoli. Con Conegliano e Milano che hanno confermato i loro opposti la strada più percorribile è quella che porta sulle sponde del Bosforo, lato Eczacibasi. Lei per il momento non ratifica né smentisce.
Ma non è per farmelo rivelare che ho rischiato grosso. Se non sapete cosa sia il Kefir colmate immediatamente la lacuna, altrimenti con lei butta malissimo. «Ma come non sai che cos’è? È una bevanda a base di latte fermentato. Acido, aspro, ricchissimo di fermenti e probiotici». Chiaramente il suo tono è divertito, è una ragazza molto ironica Kate, ma dentro di sé si sta domandando che razza di babbea devo essere, per ignorarne l’esistenza. Quindi, che buttava giù il telefono me l’ha detto veramente, ma solo dopo essersi scusata che davvero non ce la facevamo a fare questa intervista dal vivo, «in questo periodo o viaggio o gioco». Un giorno parleremo senza successo con la sua manager (o forse no, chi lo sa) ma oggi è una delle pochissime giocatrici del suo livello con cui puoi ancora dialogare senza intermediari.
Sono passati poco più di due anni da quando l’abbiamo incontrata a Scandicci e ci aveva raccontato la storia di una ragazzina partita con la mamma, il gatto e qualche valigia in un viaggio di sola andata San Pietroburgo-Sassuolo.

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