di Laerte Salvini
La vita di una campionessa è fatta anche di scelte che non cercano applausi. Arrivano quando tutto e tutti suggerirebbero di andare avanti, di non fermarsi, di assecondare l’inerzia di una carriera che ha già conosciuto ogni cima possibile e che poteva continuare a seguire quello spartito per un altro periodo. Dietro il sorriso limpido di Marina Lubian, centrale da 192 centimetri, oro olimpico a Parigi 2024, due volte miglior centrale del mondo tra Champions League e Mondiale per Club 2025, c’è stata invece un’estate diversa: silenziosa, faticosa, lontana dai riflettori, ma non esente da critiche. Rea di non aver risposto alla chiamata della nazionale nell’estate che ha portato la squadra del Ct Velasco a scrivere un’altra pagina di storia. Mentre Danesi&Co aggiungevano nuovi record, Lubian viveva la sua estate in palestra, tra recupero e ascolto del corpo, con un’unica idea fissa: tornare a dare il 100%. Lo doveva in fondo a se stessa, prima ancora che alla squadra. Dopo aver vinto tutto con Conegliano, tra scudetti, Coppe Italia, Supercoppe, Champions League e titoli mondiali per club, Lubian ha scelto di dire stop. Non una resa, ma un respiro più lento. Necessario per ripartire con più slancio.
Oggi la parola che la accompagna è serenità, anche se l’attualità parla di una caviglia da rimettere a posto. «Bene, adesso ho avuto questo problema, una distorsione a inizio gennaio, quindi mi sto un po’ riprendendo. Però in realtà è stato un buon inizio di stagione, mi sono sentita bene. Questa estate libera che ho passato mi ha aiutato molto anche a risolvere i problemi fisici che mi portavo dietro da un po’. Sotto quel punto di vista sono riuscita a pensare di più alla pallavolo, a non sentire troppo male in alcune situazioni, a non dovermi gestire continuamente. Adesso c’è da superare questo piccolo inconveniente che nella vita di un atleta purtroppo può capitare, però nel complesso è stato un bene. Venivo da un anno in cui avevo avuto un po’ di problemi, soprattutto alle ginocchia. Nella scorsa stagione si erano intensificati molto, anche alla spalla. Avevo bisogno di fermarmi, perché non avrei apportato niente di buono alla squadra. Non ero neanche al 30% di quello che potevo dare, quindi non sarebbe stato utile per nessuno. Per me era importante prendermi un periodo per mettermi a posto fisicamente e mentalmente. Devo dire che è stato molto utile avere del tempo per me, che poi è stato fatto in funzione del mio futuro pallavolistico, per poter tornare al meglio sia per il club sia eventualmente per la nazionale, se chi decide vorrà».
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