di Eleonora Cozzari
foto Fiorenzo Galbiati
Scusate l’attesa. Ma abbiamo aspettato di essere pronti. Noi, voi, azzarderei tutti. Tutti tranne lui. Lui lo era da un pezzo. Ma quando decidiamo di dare la copertina a qualcuno c’è sempre una ragione. E forse ce n’è una ancora più essenziale se invece aspettiamo. Avevo il file salvato sul pc da mesi. Glielo dico, lui sorride, io preciso: dagli Europei del 2023 in Italia. La sua storia era nota anche fuori dal mondo della pallavolo però qui, ci dicevamo ogni volta che dovevamo scegliere la cover story, doveva essere normalizzato un punto di vista ben preciso. Non vi sto spiegando le regole del giornalismo, vi sto dicendo che l’Alessandro che ha posato per questo servizio fotografico, quello con cui mi sono trovata d’accordo su una delle poche certezze della vita, vivere al mare è un’esperienza meravigliosa, quello che un giorno chiamerò per avere i suoi contatti in curva sud (Ale non provare a cancellare il mio numero che so comunque dove cercarti). Quel ragazzo, insomma, che ce la sta mettendo tutta per realizzare il sogno della sua vita, oggi non è più il ricordo di qualcuno. Non lo è più per nessuno. E in copertina ci va senza ombre. Siamo d’accordo? Perché anche se gli somiglia moltissimo e calca gli stessi palazzetti, Alessandro Bovolenta non è più il figlio di un padre morto all’improvviso su un campo da pallavolo (e lo sappiamo, Vigor, che aspettavi questo momento anche tu). Né il fratello maggiore di una famiglia che uguale non esiste. Perché provateci voi ad essere una mamma come Federica. E neanche il riflesso di quello che gli è successo. Alessandro è da un pezzo quello che lui ha deciso di essere. Solo che oggi lo è per tutti: un ragazzo che splende di vita propria. Che ha delle cose da raccontare, qualche precisazione da fare e un sogno davanti agli occhi. Perciò se non avete obiezioni stavolta la storia comincia dalla fine. Perché nel suo caso, dell’inizio…
Alessandro Bovolenta è il giovane opposto della Gas Sales Bluenergy Piacenza, quello che si sta togliendo delle belle soddisfazioni, tra gli alti e bassi della sua prima stagione in Superlega. «Ho sempre avuto il presentimento che Piacenza per me fosse l’ambiente giusto. Qui c’è pressione, ma io mi sto ritagliando sempre più spazio, gioco spesso ma nello stesso tempo ho ancora bisogno di ambientarmi in un campionato così competitivo. Sono sempre stato sicurissimo della mia scelta e del fatto di poter stare in campo con i miei compagni, che sono giocatori straordinari». Sembra però che tutti si sentano di dare ad Alessandro “buoni consigli”. «Tanti allenatori erano impazienti che io salissi in Superlega prima e poi, quando era il momento di scegliere, che prendessi la strada di un club dove potessi fare il titolare. Forse non erano convinti del percorso che avevo in testa. Invece io volevo allenarmi al livello massimo ed entrare piano piano. Perché ho le potenzialità per fare un punto in più, una battuta in più. Ma non ho fretta. Qui ho Simon e Brizard che mi stanno sempre col fiato sul collo (ride, ndr) anche quando non siamo in palestra. E quando ci siamo è un continuo: “Hai finito la serie?”, “Tira alto!”. Mi danno una gran mano».
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