di Stefano Michelini

Stesse lacrime, stessi cinque cerchi. Quelli di Tokyo vissuti a vent’anni, quando tutto era incredibile, inimmaginabile per un ragazzo che fino a poche settimane prima aveva il solo obiettivo di vincere sì, in azzurro, ma al fianco dei suoi coetanei, gli amici di sempre. Oppure quelli di Parigi, più consapevoli, ma altrettanto dolorosi. L’attore protagonista è lo stesso, ma Alessandro Michieletto in tre anni ha compresso una vita intera. Per lui che mai aveva indossato prima la maglia della nazionale seniores, la progressione, con un posto da titolare sulle spalle fin dal Giappone, è stata incredibile: esordio olimpico, vittoria all’Europeo, trionfo al Mondiale, argento continentale e seconda partecipazione ai Giochi. Passando da uno scudetto e da una Champions vinti con Trento. Le lacrime, però, quelle non sono cambiate. «In realtà erano molto diverse. Quello di Tokyo era un pianto da ragazzino che stava vivendo un sogno e che mai avrebbe pensato di giocarsi un’Olimpiade al fianco di così tanti campioni che aveva sempre guardato dalla tv. La delusione di aver fallito, di essere usciti troppo presto era soprattutto perché mi stavo divertendo come un bambino al parco giochi. Mi sentivo bene in campo, mi sentivo accettato, ero entrato in punta di piedi ma mi avevano accolto molto bene e sapere che quello sarebbe stato l’ultimo momento insieme mi ha fatto crollare, in un contesto che amplifica tutto quanto. Oggi sono più consapevole, sono cresciuto, sono maturato. E le lacrime dopo la finale persa con gli Stati Uniti avevano un sapore diverso. Ero più arrabbiato, deluso. Questa volta siamo stati in campo fino all’ultimo giorno, ma senza concludere al meglio il nostro percorso».
Perché questa è la realtà, da sempre. Perdere fa male, farlo per due partite consecutive, quelle che assegnano le medaglie olimpiche, è un pugno al volto, un colpo da ko. «Quel bronzo dovevamo prendercelo, perché era qualcosa di bello, che ci avrebbe fatto finire con l’umore completamente opposto rispetto a quello che ci ha lasciato il quarto posto. E invece non abbiamo giocato la nostra migliore pallavolo».

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