di Eleonora Cozzari

Ci sono i giocatori di pallavolo, i più disparati. Quelli vincenti e quelli vincibili. Quelli baciati dalla fortuna (pochi) e quelli dal talento (ancora meno). Quelli rimpianti e quelli dimenticati. E poi c’è Ivan Zaytsev. È così da sempre. Da quando quel ragazzino biondo entrò in campo ai Mondiali di Roma del 2010 e segnò l’inizio di un nuovo ciclo azzurro. Quando c’è lui in gioco, di lui si parla. Ne ha messi in ombra tanti, negli anni. E non importa neanche che avesse spiccatamente ragione. O magari platealmente torto. Tanto è sempre stato un personaggio che divide. Il fatto però è che quando entra in una stanza, la luce si accende su di lui. Non è questione di tatuaggi e collane. Di capelli o prese di posizione. Con quel qualcosa lì ci nasci. E non importa neanche che tu lo voglia o no. Tanto farai rumore comunque. Quindici anni dopo quel Mondiale le rughe intorno agli occhi rivelano il tempo che è passato, ma Ivan in un campo da pallavolo continua comunque a starci. Ha provato a cambiare strada e il 2024 sembrava l’anno della svolta. È stato invece quello della consapevolezza. Esattamente un anno fa annunciava di volersi (ri)dare al beach volley, una passione che non ha mai nascosto. Lui che nel 2008 è stato campione italiano sulla sabbia addirittura prima di diventarlo nell’indoor. Così, con una conferenza stampa in casa Fipav, insieme a Daniele Lupo, l’uomo che in una notte gli aveva acceso la fiamma dell’entusiasmo mandandogli un messaggio dalla California (“Andiamo a vincere sto campionato italiano?”) e a Marco Solustri che li avrebbe allenati, è partita la rincorsa al sogno di arrivare a Los Angeles 2028. Il campionato italiano l’ha vinto di nuovo, Zaytsev. Ma insieme alla corona, in testa, sono arrivati i pensieri. Partiamo da qui. «È stata un’estate molto bella, intensa. Passata con una combriccola di amici e colleghi, Danielino e Marco. Ci siamo fatti un bel mazzo per allenarci al massimo. Tutti e tre eravamo ben focalizzati sul fare bene. Ma bene veramente, non certo una cosa cotta e mangiata. E a quel messaggio alle due di notte di Lupo abbiamo risposto che sì, alla fine il Campionato italiano siamo andati a vincerlo. E (dice ridendo, ndr) ho fatto diventare Daniele il giocatore più titolato a livello italiano. Lo scudetto è stato il coronamento di un percorso, la soddisfazione tangibile per il duro lavoro sulla sabbia». Però? «Però durante l’estate siamo andati anche all’estero, in Austria, a confrontarci con quello che c’è fuori di qui e io ero anni luce indietro rispetto ai giocatori del World Tour».

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