di Eleonora Cozzari
foto Fiorenzo Galbiati

Raramente mi deludono. Ma a volte, incredibilmente, mi stupiscono. Parlo dei talenti emergenti. Per quanto si possa definire emergente un’atleta che ha appena vinto un oro mondiale. Stella Nervini è una ragazza generosa, lo dice la qualità del tempo che spende nel raccontarsi. Perché di solito i giocatori si dividono in due tipi: quelli che rispondono alle domande e quelli, molto più rari, che si mettono a sedere vicino a te. Che ti portano dentro la loro storia e restano. Restano a guardarla da un’altra prospettiva. La rivivono, condensata, e te la restituiscono ancora più vera. Stella, in un giorno di metà ottobre, quando a Milano l’autunno doveva ancora arrivare e lei aveva appena posato per gli scatti che state vedendo, si è accomodata a lato della sua vita e ha detto: andiamo. L’ho vista bambina con il gesso, a Roma nord tra le ragazze del centro, in una stanza del Club Italia con il Covid, a mangiarsi la vita a morsi in Puglia come a Hong Kong. Solo per motivi diversi. L’ho vista cogliere le occasioni al volo senza tirarsi mai indietro. E ho capito che in quella finale di Vnl a Lodz, come nelle partite che contavano ai Mondiali, lei era lì non solo perché era tecnicamente utile alla causa. Perché le questioni tecniche c’entrano con quanti punti metti per terra. O ricezioni fai arrivare sulla testa del palleggiatore. È il carattere che decide se tu, quella conta di punti e ricezioni, sei in grado di iniziarla. Fate attenzione a come cominciano le storie, di solito è anche come finiscono. «A Firenze sono sempre stata quella nata a Milano e a Milano quella di Firenze», mi racconta appena le chiedo da dove viene. Mamma Claudia e papà Alessandro vivevano nel capoluogo lombardo quando lei è nata, ma dopo un anno e mezzo sono tornati a Firenze, la loro città. «Ho due fratelli più grandi di me: Viola è la cervellona della famiglia, ha dieci anni esatti in più, è laureata in matematica e lavora in un’azienda di turbine e generatori. E Matteo, maggiore di otto, è laureato in giurisprudenza e fa l’assicuratore. Ma siamo sempre stati una famiglia molto unita. La musica è una passione comune, a casa guardavamo Sanremo e X Factor, mio padre ascolta Taylor Swift con me e mi ha fatto conoscere Billie Eilish e Gazzelle. A tavola si parlava di tutto: film, libri, sport. Mio fratello e mio padre sono tifosissimi della Fiorentina ma io ho scelto l’unico sport di cui a casa mia nessuno sapeva niente».

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