di Dario Pregnolato

Predestinata al sublime. Non un’iperbole, ma la perfetta sintesi suggerita dal curriculum sportivo o, meglio, dal palmares di Anna Bardaro, classe 2005, libero e vice di De Gennaro nella Prosecco Doc Imoco Volley Conegliano: tre Supercoppe, due scudetti, due Coppe Italia, un Mondiale per Club e… una finale di Champions appena conquistata. Ma lei tiene a precisare: «Guai a vederlo come un arrivo, i trofei vinti sono merito delle mie compagne». Figure mitologiche, con le quali Anna condivide la quotidianità, in quello che è a tutti gli effetti il suo recinto biologico, il Palaverde, che non esita a definire «il mio luogo sicuro». Altro che paura del palcoscenico, solo adrenalina pura, stimoli positivi per Bardaro, capace di esaltarsi chiamata in causa da Santarelli nelle notti di Champions, contro VakifBank ed Eczacibasi: un quasi ace su Gabi, e poi le sue strategie difensive e i tuffi commoventi sulle sassate di Boskovic. Altro che “baby pantera”, le sue sono prodezze riproducibili in serie, furori esemplari. Perché Anna combina l’eleganza del gesto tecnico con la sua efficacia. E non potrebbe essere altrimenti in un contesto affollato di semidee.

Bardaro, pensare di essere parte integrante di un dream team come Conegliano sicuramente è motivante e penso le dia una spinta in più a livello personale, a volte non c’è il rischio di soffrire una sorta di “sindrome di Stendhal” applicata alla pallavolo?

«A volte rifletto su questo. A 18 anni giocare con le atlete più forti al mondo nei rispettivi ruoli è il sogno di ogni ragazza».

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