di Gian Luca Pasini

L’ultima parola dell’Europeo è quella che pronuncia Ferdinando De Giorgi: «Doloroso». Doloroso non solo perché l’argento è l’unica medaglia che viene consegnata dopo una sconfitta, ma anche perché l’Italia sa – in cuor suo – di non aver giocato la miglior partita al PalaEur contro la Polonia in finale. Perché intimamente Simone Giannelli e compagni sanno di non avere fatto ciò che potevano nell’assalto finale e per loro la possibilità di confermare l’oro di Katowice era qualcosa di concreto e reale, molto di più di un sogno. Anzi con poco avrebbero potuto riaprire la partita nel terzo set, quando si sono trovati in vantaggio anche di quattro punti. E quell’ultimo bacio sulla testa di Daniele Lavia ad Alessandro Michieletto subito dopo la fine della partita, nella penombra di questo nuovo-vecchio PalaEur, racconta bene di come l’Italia rimpiangerà ancora per un po’ quel sabato sera romano. «Non ci sono rabbia o amarezza, solo dispiacere perché avevamo fatto tutto per farci trovare pronti alla finale – racconta ancora il coach degli azzurri che sta chiudendo la sua seconda stagione azzurra -. Emozione? Inesperienza? Anche con la Francia dovevamo avere sentito questi sentimenti e invece quella gara l’abbiamo vinta 3-0. No, non ci vogliono alibi per questa squadra, l’avversario ha giocato meglio di noi in certi momenti della partita e in alcuni fondamentali e ha vinto meritatamente». Dice ancora De Giorgi. «Il nostro viaggio rimane comunque virtuoso, nonostante l’ultima partita, dove per altro non abbiamo avuto numeri finali così diversi da quelli della Polonia, se non appunto al servizio».

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