di Piergiorgio Ferrari
A Caorle l’Italia del sitting volley ha scritto un’altra pagina, la più importante, della sua giovane storia, conquistando il suo primo titolo europeo di fronte al pubblico di casa grazie ad un percorso netto, concluso con il successo per 3-1 contro la Slovenia in finale e ottenendo, di diritto, il pass per le prossime Paralimpiadi di Parigi 2024. Un en plein che arriva dopo anni di crescita continua, dove stagione dopo stagione non si faceva altro che parlare di sorpresa, arrivando al punto di essere capaci di non sorprendere più. Perché questo successo è il frutto della maturità del gruppo azzurro, tutto racchiuso nelle parole della sua capitana alla viglia che, tutt’altro che timidamente aveva affermato “vogliamo vincere”. Senza alcuna arroganza o sensazione di superiorità, ma semplicemente con tanta consapevolezza nei propri mezzi. Tutt’altro che timidamente, d’altronde, questa nazionale è stata in grado di entrare all’interno dell’elite della disciplina paralimpica, da quel quarto posto ai Mondiali del 2018 descritto come un risultato storico, alla qualificazione ai Giochi di Tokyo arrivata grazie all’argento nell’Europeo 2019, la nazionale di Amauri Ribeiro si è conquistata a suon di risultati lo status di grande squadra del sitting volley internazionale. «Ormai siamo tra le prime formazioni al mondo, possiamo dirlo senza alcun timore – afferma Amauri Ribeiro, Ct della nazionale femminile – è un successo davvero meritato, le ragazze si sono allenate tanto e volevano più di ogni altra cosa questo risultato. Questa era la terza finale europea che giocavamo, nelle precedenti due ci era sempre mancato qualcosa. Quest’anno, invece, abbiamo avuto la maturità necessaria per portarci a casa il titolo. È stato un percorso complicato, abbiamo sofferto tanto nella semifinale e siamo stati bravi a uscire da una situazione veramente non facile, grazie alla forza di questo grande gruppo, arrivando in finale. L’ Italia e tutto il movimento meritavano questo titolo europeo. Sappiamo però che dobbiamo crescere ancora e fare esperienza. In questi ultimi anni abbiamo rinnovato molto la squadra, come è fisiologico che sia, per cui sono convinto che non si tratti di un punto di arrivo, ma di una tappa fondamentale in un percorso nel quale abbiamo ancora grandissimi margini di miglioramento».
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