di Eleonora Cozzari

Ogni anno sembra sempre sul punto di essere sostituito. Come Ibrahimovic contro il Siena nel maggio 2009 se sapete di cosa sto parlando (il riferimento calcistico, con lui, non è casuale). Dicevamo, sembra sempre sul punto di lasciare spazio a qualcun altro. E che quel qualcuno si chiami Pinali, Zaytsev, Bovolenta o Rychlicki non è importante. Quello che lo è, invece, è che alla fine non succede mai. E a schiantare palloni con la faccia da finto cattivo, le collane d’oro al collo e quella fame che gli sale incontrollabile quando si infila la maglia azzurra, gira che ti rigira è sempre lui. Yuri Romanò, l’opposto mancino due volte campione del mondo.
Esattamente come Andrea Zorzi, se vi suona familiare. A parte che Zorro non era mancino e dubito che abbia avuto così tanti detrattori. Il ragazzo cresciuto alla periferia nord di Milano invece, sbucato dal nulla e buttato nella mischia da De Giorgi nel 2021, ha ripagato quella fiducia con secchiate di palloni sul pavimento e in tutte le vittorie azzurre degli ultimi cinque anni ha sempre lasciato il segno. Di più, ai Mondiali nelle Filippine avrebbe persino meritato il premio come Mvp. Spedito nell’olimpo del volley insieme ad una squadra capace di trasformare le ferite in motore e le cadute (poche c’è da dire) in nuovi slanci. Poi la vita non è mai perfetta. E allora mentre l’estate si esalta, in inverno non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Ma questo è un altro discorso. Le sfide non sono finite e Yuri, oggi papà e marito felice, le accetta e le cavalca. In attesa degli Europei in Italia che partiranno da Napoli il 10 settembre.
L’anno in Russia sta per terminare, con il suo Fakel Novy Urengoy ha chiuso il campionato al nono posto ma nonostante la mancanza di finali o coppe, il suo bilancio è positivo. «Viviamo a Serpuchov, una città tranquilla a circa un’ora e mezza a sud di Mosca. La casa è bella, con il giardino attaccato a quello di Micha Ma’a, il palleggiatore americano con cui infatti abbiamo legato tanto. Mia figlia Bianca ha frequentato l’asilo e le è piaciuto un sacco, insomma quest’anno per noi è stata un’esperienza interessante. Un po’ forzata dagli eventi, era la migliore tra le proposte che avevo».

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