di Fabrizio Monari
Curiosamente hanno condiviso tutto, ma non l’Olimpiade. Fefè fu un caposaldo dell’era dei Fenomeni ma ai Giochi andò solo con Pittera, nell’88 a Seul. Coincidenze che ricorrono, oggi, alla vigilia di un appuntamento che vedrà De Giorgi e Velasco di nuovo fianco a fianco, alla guida degli azzurri e delle azzurre. «L’idea di trovarmi là con Julio mi provoca un’emozione speciale» confessa Fefè, pienamente ricambiato. «Fefè è stato uno dei miei ragazzi» spiega Velasco, «e per ciascuno di loro il mio orgoglio è immenso, il rapporto semplicemente speciale». Discorso valido anche per Andrea Giani, dunque. «Certo il Giangio allena una squadra rivale, la Francia – puntualizza Julio – ma assieme all’Italia e all’Argentina, nel mio cuore, c’è spazio anche per lui».
Cari Julio e Fefè, l’obiettivo olimpico è chiaro e dunque vi chiedo: da quanti e quali avversari dovrete guardarvi?
DE GIORGI: «Almeno quattro, forse anche di più. La favorita? Ma la Polonia, e nettamente! Scherzi a parte non c’è dubbio che sia la squadra con il roster più completo rispetto a tutte».
VELASCO: «Nel femminile è una lista lunga, dalla Turchia agli Stati Uniti, dal Giappone al Brasile. Sarà un torneo dal livello particolarmente alto, segno della crescita di tutto il movimento».
Proviamo a tarare, adesso, la manopola dell’aspettativa: il pubblico italiano sogna che arriviate fino in fondo, ma tra di voi che cosa vi dite?
DE GIORGI: «Che l’aspettativa è anche la bellezza delle Olimpiadi, un valore che si costruisce attraverso quattro anni d’attesa e attorno alla grande importanza del premio in palio. Negarlo è inutile, e dunque la pressione va accettata, però dobbiamo anche ricordarci che si tratta di un sogno a occhi aperti e che sarà molto importante tenere al centro delle nostre giornate le cose concrete».
VELASCO: «Per me ci sono due pericoli, da un lato l’ansia e dall’altro il dubbio. Giocare un torneo come questo significa non ripensare all’errore, e dunque non guardare indietro, ma neppure guardare avanti pensando a quanti punti mancano alla conquista del set. Per il resto vorrei ancora una volta stemperare l’ossessione per l’oro olimpico: non esiste solo quello, è importantissimo ma non lo è quanto in altri sport, ad esempio quelli individuali. Dobbiamo forse guardare alla nazionale maschile campione del mondo come una squadra che se non vince anche l’oro olimpico allora fallisce? Secondo me è più importante saper essere orgogliosi di quanto ottenuto».
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