di Giorgio Marota

C’è chi gioca spesso sull’equivoco della competizione interna per stimolare l’agonismo. E poi esiste chi, come Velasco, preferisce toccare corde decisamente più alte e nobili, senza la necessità di espedienti dialettici o di mezzucci da spogliatoio, forse perché crede davvero di avere di fronte non delle semplici giocatrici ma una “generazione di fenomene” con le quali può rapportarsi alla pari. Quando la chiarezza non genera rilassatezza, bensì compattezza, qualsiasi tecnico può dire con orgoglio di aver a che fare con dei campioni. La vicenda di Carlotta Cambi, in qualche modo, lo conferma. Charlie, come la chiamano con affetto un po’ tutti nel giro azzurro, ha visto nascere il gruppo delle “ragazze terribili” che nel 2018 sfiorò il titolo mondiale e lo ha frequentato nelle sue prime fasi con il Ct Mazzanti, fino a uscire lentamente dalle convocazioni dal 2020 in poi. L’arrivo di Julio le ha donato una carriera diversa, perché lui l’ha sempre convocata, portandola alla conquista di due ori in Nations, di un’Olimpiade e del Mondiale dello scorso anno. «Io alcune tappe di questo gruppo me le sono perse. Dopo la pandemia e fino al 2024 sono rimasta a casa e le mie compagne le ho viste giocare dalla tv, quindi diciamo che le tante montagne russe di cui spesso si parla non le ho vissute sulla mia pelle – racconta –. Dalla squadra che ho lasciato, diciamo dall’argento mondiale di otto anni fa alle Olimpiadi, ho assistito però a una svolta: c’è stata una netta definizione delle gerarchie».
Che sia stata davvero la chiarezza a salvare questo gruppo? «È vero che la Nazionale include le giocatrici più forti in circolazione, e che a volte titolare e riserva sono davvero sullo stesso piano, ma le gerarchie e i ruoli servono per lavorare insieme e in un certo modo».

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