di Stefano Michelini

Una medaglia del metallo più prezioso, quella che l’Italia ha solo sfiorato con la nazionale maschile per poi vincerla con quella femminile, che mai aveva fin qui superato lo scoglio dei quarti di finale. Il presidente federale Giuseppe Manfredi stenta ancora oggi a realizzare appieno quanto grande sia stata l’impresa delle ragazze di Julio Velasco, ma è pronto a rilanciare immaginandosi, da qui a Los Angeles, un cammino lungo ma estremamente ricco di soddisfazioni.

Presidente, si è reso conto di cosa hanno fatto le azzurre a Parigi?
«Non ancora del tutto. Riconosco benissimo, chiaramente, il valore di un successo di questo tipo e il ritorno mediatico che ha avuto questa medaglia d’oro lo dimostra. Abbiamo vinto Mondiali, Europei, Vnl, tanti titoli ma le Olimpiadi hanno tutta un’altra valenza. Hanno qualcosa di speciale».

Queste ragazze hanno lasciato per strada un solo set nella prima partita e poi hanno avuto un dominio assoluto contro tutte le avversarie che negli ultimi anni ci avevano anche regalato qualche amarezza. Da presidente e primo tifoso azzurro si è dato una spiegazione?
«Intanto dobbiamo dire che questo gruppo ha fatto un secondo e un terzo posto al Mondiale, un oro e un bronzo europeo, ha vinto due Vnl: quindi una squadra forte lo è sempre stata. Probabilmente aveva bisogno di qualcosa in più. Qualcosa che non fosse solo tecnico, perché le ragazze sono forti ma avevano bisogno magari di qualcosa da un punto di vista di gestione del gruppo, non tecnico. La scelta di Velasco è stata quella che ha dato la svolta. Non tolgo nulla a Mazzanti però sicuramente si era esaurito un ciclo».

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