di Eleonora Cozzari
foto di Fiorenzo Galbiati

A volerlo vedere era l’inizio della fine. Solo che era più facile girarsi dall’altra parte. Lei è Ofelia Malinov, la palleggiatrice che è tornata a sorridere. Se tornerà ad indossare anche la maglia della nazionale lo deciderà il nuovo tecnico azzurro, ma è auspicabile che dopo essere arrivati in fondo a questa storia ci si interroghi sulla gestione degli ultimi anni. Sulla gestione tecnica e morale della nazionale femminile italiana. Ma non solo. Per escludere che quello successo a lei possa capitare ad altre atlete. E magari, finalmente, affiancare uno psicologo dello sport a queste ragazze (e pure a questi ragazzi). Parliamo moltissimo, perché per fare un’intervista ci sono solo due momenti: quello giusto e quello sbagliato. Se pensate di trovarvi di fronte una ragazza spaventata dal futuro, avete preso un abbaglio. Lia Malinov il suo futuro se l’è ripreso in mano. A volte le ferite lacrimano ancora ma questa rinascita si intreccia con una consapevolezza ormai inossidabile. «Devi imparare ad accettare quello che non puoi cambiare e se una persona ti giudica in un modo sbagliato non significa automaticamente che tu sia sbagliata» dice. Poi prosegue. «Quello che mi attribuisco invece, l’errore che ho commesso io, è stato portarmi dietro quel giudizio e permettergli di farmi cadere in un burrone. Ho perso il controllo e non riuscivo a riprenderlo, mi sentivo schiacciata. Ma questa esperienza mi ha fatto crescere e mi ha resa più forte, dopo avermi tolto la cosa che mi piaceva di più nella vita: giocare a pallavolo».

Leggi l’articolo completo sul numero di novembre di Pallavolo Supervolley