di Enrico Spada

Per tre lustri Paolo Nicolai ha dominato la sabbia con potenza, tecnica e una visione di gioco raffinata. Oggi, quell’esperienza si evolve in una nuova missione: formare, guidare e ispirare. Il vice campione olimpico a Rio 2016 ha appeso i pantaloncini da gara al chiodo per indossare i panni, altrettanto impegnativi, del direttore tecnico della nazionale maschile di beach volley. Una scelta che ha sorpreso molti per la tempistica (dopo i Giochi di Parigi sembrava che Nicolai potesse proseguire ancora l’attività agonistica), ma che per lui era già nell’aria da tempo. «Era il momento giusto per smettere di giocare. Sentivo che avevo dato tanto e che era arrivato il momento di cambiare», ha dichiarato Nicolai nel giorno dell’annuncio ufficiale, accompagnato da Caterina De Marinis, nuova direttrice tecnica del settore femminile. Un passaggio naturale, forse inevitabile, per chi come lui ha vissuto la disciplina con dedizione assoluta. «Allenare è ciò che avrei voluto fare dopo la mia carriera. Non potevo chiedere occasione migliore: un’opportunità enorme fin da subito. Spero di meritarmela, e adesso lavoriamo per costruire qualcosa di grande anche nel settore maschile».
La scelta del presidente Manfredi e del Consiglio Federale di puntare su Paolo Nicolai è stata più di un semplice atto formale: è stata la conferma che il beach volley italiano ha deciso di guardare avanti, ma con radici ben salde nel suo recente passato glorioso. Basta rivedere le immagini di Copacabana, quando sotto la pioggia brasiliana, Nicolai e Daniele Lupo scrivevano una delle pagine più emozionanti della storia sportiva italiana, conquistando l’argento olimpico. «È un’immagine che mi emoziona sempre. È stata probabilmente la volta in cui mi sono sentito più orgoglioso del mio percorso. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: è un’immagine fantastica che però ho sempre cercato di rinnovare negli anni da giocatore, e che adesso vorrei rinnovare nel mio nuovo ruolo».

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