di Giorgio Marota

Questo meraviglioso viaggio che è la vita, Alessia Orro ha deciso di compierlo con la valigia mezza vuota. È tipico di chi parte con l’idea tornare, di chi s’allontana senza rinunciare a priori all’obiettivo di riavvicinarsi, di chi cerca nuove esperienze purché non siano definitive. Ma anche di chi, con fiducia e ottimismo, lascia le sponde conosciute pensando che troverà altrove il necessario per riempire quel bagaglio. Alessia non sa ancora dove la condurrà questa nuova avventura al Fenerbahçe: si lascerà certamente travolgere dalle meraviglie del Bosforo, in una città che è per sua natura ponte tra due mondi, crescerà come donna e come professionista, e potrà pure godersi l’importanza di un contratto da superstar internazionale; si parla di 600 mila euro a stagione per due anni, oltre alla prospettiva di far parte di un dream team con Fedorovtseva, Vargas e tante altre campionesse. Anche se Narbolia resta la sua Itaca, cose turche attendono nella prossima stagione la miglior palleggiatrice italiana in circolazione. Avvicinandosi ai 27 anni, Orro deve aver capito che certi treni passano una volta e che sui binari di Milano cominciava a stare stretta. «In questi cinque anni è come se fosse passata una vita: sono maturata come donna e come giocatrice. Direi proprio che sono cresciuta insieme a questa grande società: in ogni stagione abbiamo messo un tassello in più per scalare la vetta. Tra Champions, Mondiale per Club, scudetto, Coppa Italia e Supercoppa direi che l’abbiamo raggiunta: ci siamo giocate ogni torneo fino all’ultimo punto. Le finali quasi non riesco più a contarle. A parte la Coppa Cev, ci è mancata però la grande vittoria che meritavamo. Ma tante squadre avrebbero voluto essere al nostro posto, questo non possiamo né dobbiamo dimenticarlo. E nel tempo ho capito che per diventare vincente una società ha bisogno anche di perdere, oltre che di tempo. Resto orgogliosa del percorso, però ero arrivata a un punto di saturazione. Avevo bisogno di nuovi stimoli, di cambiare aria e di provare un’esperienza fuori dall’Italia».

Leggi l’articolo completo sul numero di luglio agosto di Pallavolo Supervolley