di Stefano Michelini
Ha vestito per 326 volte la maglia di una nazionale con cui ha esordito il 29 maggio 1994, quando aveva da pochi giorni festeggiato il suo diciottesimo compleanno. 326 presenze, tra cui quella più importante della storia della nostra pallavolo femminile, il 15 settembre 2002, a Berlino, quando l’Italia vinse al tie break contro gli Stati Uniti scrivendo il proprio nome nell’albo d’oro del Campionato del Mondo. Non era mai accaduto prima e Manuela Leggeri di quella nazionale guidata da Marco Bonitta era il capitano. L’azzurro è stato ed è per lei una seconda pelle, tanto che Julio Velasco ha voluto dallo scorso anno che facesse parte del suo staff. «Quando mi ha telefonato non era per me un buon momento, ero stata chiusa in una bolla di vetro e tutto ciò che era fuori non mi toccava minimamente, pallavolo compresa. Quella chiamata mi ha un po’ sbalordita. Ero felice ma gli ho chiesto se fosse sicuro, anche perché io non avevo fatto esperienze importanti come allenatore. Lui mi ha spiegato chiaramente quello che voleva da me e io ho detto sì, non si può dire no alla nazionale. Il primo giorno in palestra è stato come un nuovo primo giorno di scuola per me e quando mi hanno dato il materiale ero emozionata come quando me lo diedero da atleta».
Con il Ct campione olimpico Manuela aveva già lavorato nel 1997, durante la prima breve parentesi di Velasco alla guida della nazionale femminile. «Non è cambiato, ha la stessa capacità che aveva allora di convincerti e di farti vedere le cose sotto altri punti di vista. A volte se una cosa è bianca e lui ti dice che è nera, tu alla fine arrivi a dire che è nera. Julio sa comunicare in maniera straordinaria e sa trasmettere i valori e le cose che vuole, ma anche con estrema chiarezza il modo per provare a raggiungerle insieme. È una capacità che in pochi hanno».
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